Amare il proprio figlio

 

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Amare il proprio figlio è qualcosa di dolce e meraviglioso

Trovo tutto molto logico e naturale nel mio cuore, amo me stessa, amo il mio compagno e amo il mio bimbo.

Non è tutto solo così semplice e fisiologico, amare un figlio è un’esperienza del tutto straordinaria.

Perché per quanto tu possa ritrovare il benessere nell’amarti e arricchire la tua esistenza con un compagno, donare una nuova vita è qualcosa di unico, ti riallinea con l’universo.

Scoprire la magia nel creare un’altra vita non può lasciare immune la propria.

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Avere un figlio ti ricolloca sulla terra ricordandoti che sei un essere vivente, ridimensionando i tuoi valori in una sequenza totalmente nuova.

Per creare mio figlio è bastato il nostro amore, attraverso il corpo mio e di mio marito, nient’altro.

Comprendo che non è sempre così semplice e ammiro enormemente la scienza che aiuta, studia, ricerca per aiutare gli esseri umani a diventare genitori.

Ma cosa significa essere genitori?

Ancora adesso che il mio bimbo ha 5 anni, attribuisco al termine genitore sempre significati nuovi.

Essere genitore è un po’ come un saggio maestro che comprende le sue conoscenze solo attraverso l’insegnamento, o un allenatore che prepara il suo allievo verso le sfide della vita, o un avventuriero che ricerca con entusiasmo i piccoli piaceri dell’esistenza, o un formatore che dona forma alle emozioni del suo piccolo, o un esploratore che si meraviglia come un bambino della semplicità dell’essenziale.

Il ruolo del genitore è il ruolo più bello che la vita potesse donarmi, un ruolo che imparo ogni giorno, che mi stimola a migliorarmi e mi gratifica attraverso gli occhi gioiosi del mio bambino.

Il ruolo del genitore s’impara vivendo.

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Ho atteso molto prima di avere il mio bimbo, ho atteso che la mia persona si sentisse pronta.

Ho lavorato molto con me stessa per coltivare in me la consapevolezza necessaria,
per vivere un’esperienza così straordinaria e impegnativa.

La realtà ha superato con gioia ogni mia attesa, donandomi emozioni impagabili.

Ancora oggi osservo il mio bimbo e mi stupisco di così tanta meraviglia.

Rimango affascinata dal fatto che il nostro amore sia riuscito a creare un altro essere.

Sceglierò te … sceglierò sempre te …l’impegno che ho preso con Dio … lo onorerò per tutta la mia vita ….

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Con un figlio si ridimensiona tutta la propria esistenza, non solo a livello pratico ma anche interiore.

Si sviluppa l’empatia, la sensibilità, l’ascolto.

Scopri il tuo istinto naturale a proteggerlo, aiutarlo, amarlo, nutrirlo, tutto in maniera così semplice.
Nel tuo bimbo vivi proprio la forza dell’essenziale, la magia della vita e la gioia infinita delle coccole.
Essere genitori ti porta a essere responsabile di tante cose che non conosci.
Per quanto tu possa ampliare la sfera del tuo controllo, le incognite con un bimbo sono infinite.
In te si sviluppano doti di problem solving a quantità industriale, capacità di adattarsi al cambiamento in maniera continua, è davvero una grande evoluzione per tutti.
Si apprendono un’infinità di cose contemporaneamente.
Si scoprono attitudini nascoste nella parte più profonda di noi.
Si sviluppano tutti i sensi.
Si riconosce il suo pianto in una folla di bambini, si sviluppa il tatto per riconoscere con un dito la temperatura della pappa, dell’acqua per il bagnetto, della sua fronte ma non solo … ci si emoziona ad ogni sfioro della sua pelle morbida. La vista da felino ci appartiene per arrivare al momento giusto a salvare l’ennesima cosa che vola per aria dopo un suo lancio. Con un piccolo assaggio misuriamo la temperatura della pappa, il gusto e la possibilità che possa piacergli. La nostra voce assume sembianze di un’attrice di teatro riuscendo a interpretare senza problemi la dolce fatina premurosa e improvvisamente il rigido sergente di “Full Metal Jacket”.
La nostra pazienza è messa sempre a dura prova e inevitabilmente miglioriamo il nostro autocontrollo, perché bisogna, essere esemplari. Se non riusciamo noi a gestire le nostre emozioni, come potremmo mai pretendere che nostro figlio possa gestire le sue, non facendo i capricci?
A volte tutto appare complicato e complesso, ma dentro il nostro cuore ritroviamo tutta l’energia che serve per farcela.
E’ l’amore incondizionato che permette tutto ciò, che dona una forza straordinaria per superare con entusiasmo ogni difficoltà.
Avere un figlio t’illumina la vita donandole un senso magico e straordinario. Ci fa scoprire la parte più nascosta di noi, ci fa ritornare bambini, ci fa emozionare per le piccole cose, riscoprendo con stupore tutto ciò che ci circonda.

Un giorno ti chiesi: “ ma perché vuoi stare sempre a guardarmi?”… e tu risposi: “ Perché mi piaci, mamma!”

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Ogni cosa per loro è una scoperta entusiasmante, perché si divertono con poco. Nel rimanere incantati dalla centrifuga della lavatrice che gira, per esempio.

Che innocenza e spensieratezza nei loro occhi ridenti.

Per non parlare della loro fantasia, letteralmente infinita.
Inizialmente rimasi abbindolata dalle parole del mio bimbo, scoprendo in seguito la sua linea sottile che divide la realtà dalle storie inventate.
Ma ciò che più mi affascina maggiormente nel stare con mio figlio è la sua capacità, che possiedono tutti i bimbi, di vedere e ascoltare con il cuore.
Loro non hanno pregiudizi, preconcetti, loro sono puri. È con l’amore che osservano, scoprono, giocano, si relazionano, comunicano.
Quest’aspetto è straordinario, perché in un bimbo risiedono tutta la forza e la magia dell’essere umano, che purtroppo perdiamo diventando adulti.
Le esperienze ci segnano il carattere, la mente, i pensieri, a volte anche il cuore.
Mentre i bimbi possiedono tutta la semplicità per vedere il mondo in base a quello che sentono.
La purezza della loro intelligenza è affascinante, senza limiti, senza convinzioni, pur non conoscendo, loro capiscono.

Ti dono tutto, il mio amore, il mio tempo, la mia speranza, i miei sogni, la tranquillità e l’affetto, la curiosità e il gioco, lo stupore e la forza di un sorriso, fanne buon uso piccolo mio, l’insieme di tutto ciò si chiama vita.

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Mi ricordo un giorno, mancava poco a Natale, e chiesi a mio figlio, che aveva 4 anni:
“tesoro cosa regaliamo a papà per Natale?”
E lui dolcemente guardandomi negli occhi mi rispose:
“mamma, papà ha già tutto, perché ha noi!”
Che tenerezza.

La loro visione del tempo è davvero interessante.
Loro non riescono a comprendere bene quanto durano le giornate, le settimane, i mesi, gli anni, e per quanto si possano impegnare a capire, per loro tutto è relativo, conoscono solo i loro tempi e ciò che desiderano nel cuore. Non sarà mai abbastanza il tempo per le coccole, per giocare, per prendersi a “cuscinate” sul lettone.

Con te il tempo passa, vola, scivola via, con te tutto è in evoluzione, tutto è trasformazione, tutto è vita.

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Nell’educare mio figlio cerco di insegnargli ad amare se stesso. A definire come si sente, cosa prova, a comprendere le sue reazioni, a scegliere.
Sembrerà banale ma non è semplice educare un bimbo a scegliere.
Io non voglio che lui sia sempre e solo bravo.
Vi è nel termine bravo un giudizio del tutto soggettivo.
Potrebbe essere bravo perché mi ascolta, rispetta le regole, fa esattamente quello che gli dico, certo il bravo burattino, ma non ho dato alla luce un burattino, ma un futuro uomo.
Per me è importante che comprenda il perché di certi comportamenti, che capisca le situazioni.
Io lo devo guidare.

Pare folle ma a me piace quando dici no, quando rimani fermo nelle tue decisioni, quando mi richiedi spiegazioni, quando ti ostini a tentare comunque, quando non ti arrendi, adoro conoscere te e non l’esecutore delle mie regole.

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Ho sempre amato parlare a mio figlio, da quando ho scoperto la sua esistenza non ho mai smesso di colloquiare con lui.
Certo all’inizio la mia comunicazione sembrava un po’ unidirezionale, ma sono certa che in qualche modo comunque capiva e si faceva capire.
Credo che sia molto importante spiegargli il perché una cosa si possa fare o no, affinché anche lui comprenda, valuti e si riesca a fidare.
Non sopporto l’educazione del:
“Perché no!”
“Perché lo dico io!”
Sarebbe comodo, nessun capriccio, io dico e lui esegue.
Peccato che vi sia in quest’atteggiamento una mancanza di rispetto della sua persona delle sue idee, delle sue volontà.
Lui pur piccolo che sia è un essere pensante ed io chi sono per annientarlo completamente e totalmente?
Certo non voglio crescere un anarchico senza disciplina che si autogestisce, assolutamente no, anzi io amo le regole.
Ma poche, sensate e condivise.
Ovviamente è giusto dargli una guida, dei parametri nei quali agire, per far accrescere in lui il senso di sicurezza e di fiducia.
Adoro ascoltare i suoi punti di vista, le sue riflessioni, renderlo partecipe degli avvenimenti.
Io desidero che lui impari a scegliere cosa vuole e cosa lo faccia stare bene, che riesca in modo sereno ad ascoltare le sue emozioni, che arrivi a difendere le sue idee comprendendo ciò si deve accettare e ciò che si può modificare.
Troppo?
Forse per la nostra società abituata ad annientare gli altri forse si.
Ma io scelgo di insegnargli ad essere se stesso.

Vi è nell’esemplarità la più alta forma d’insegnamento.

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Già perché il miglior modo per educare credo che sia proprio nell’esempio. Lui assorbe come una spugna ogni nostro sentimento, modo di fare, idea, turbamento. Come noi ci poniamo con il mondo che ci circonda, diventa per nostro figlio l’unico modo possibile.
Non possiamo sottovalutare questi aspetti, determineranno l’esistenza e il carattere della nostra creatura.
Spesso gioco con il mio bimbo ai giochi di ruolo, per comprendere come percepisce i suoi genitori, cosa realmente codifica del nostro rapporto, del modo che abbiamo di parlargli, riprenderlo, guidarlo in questo percorso magico chiamato vita.

Molto spesso si educa senza parlare.

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Essere genitori è la più alta forma di altruismo tra gli esseri umani.
Iniziamo a donare una vita e continuiamo per tutta la nostra esistenza a offrire tutto il nostro cuore.
L’amare il proprio figlio passa proprio dagli infiniti gesti che facciamo quotidianamente, dal giocare insieme al lui e farlo sorridere, dal preparargli la pappa, dal sistemargli il letto, dal preoccuparsi per ogni sua lacrimuccia.
Tutto avviene con amore e devozione.
Prendersi cura di lui è la nostra missione principale.

Si raccoglie ciò che si semina, ma non è dalla raccolta che noi traiamo la maggior soddisfazione, vi è nel donare la ricompensa più grande.

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Il nostro amore deve superare il nostro egoismo, deve lottare per poter concedere i tempi, gli sbagli, la possibilità di vivere e andare.
Questo è possibile solo quando l’amore non diventa morboso.
Io ho sempre e comunque la mia vita anche se sono mamma, sono anche donna e moglie, tutti ruoli straordinari che voglio vivere e che mi appagano.
Sono i miei ruoli che permettono il mio equilibrio.
Pur amando immensamente mio figlio, ho bisogno dei miei spazi, delle mie passioni, di mio marito.
Credo che sia essenziale non annullare la propria vita per l’arrivo di un bimbo.
E ritengo che sia esemplare nei suoi confronti non farlo, perché proietterei in lui la mia vita e i miei bisogni, con grandi conseguenze.
Devo lasciare a mio figlio la libertà di vivere la sua vita, come io vivo la mia.

Che io possa avere sempre il coraggio di crearti le ali …
senza impedirti il volo…

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In fondo il mio ometto non mi appartiene davvero, certo è nato dal mio corpo, ma non è mio, non è una mia cosa, lui è un altro essere.
Io devo prendermi cura di lui, offrirgli il meglio che posso, preoccuparmi di donargli esperienze ed emozioni meravigliose, ma dovrò lasciarlo andare.
Mi dovrò fidare, mi dovrò controllare se l’ansia mi prenderà il cuore perché io stessa dovrò prepararlo al volo, solo così lo aiuterò davvero, solo così sarò davvero altruista.
Non posso limitare nulla della sua persona, lui dev’essere ciò che è, straordinariamente se stesso.
Nella vita percorrerà la sua strada.
Io e mio marito lo supporteremo, lo guideremo, lo aiuteremo e lo cresceremo per donargli radici forti … ma sarà destinato a elevarsi oltre noi.
Questo mi permette di godermelo fino in fondo sempre.
Mi consente di apprezzare ogni attimo con lui, di cogliere la straordinaria bellezza che ogni sua età mi regala.
Non è facile vederlo crescere, perché attraverso il suo corpo che evolve, ci accorgiamo del tempo che passa, ma il tempo che passa è un dono meraviglioso da vivere intensamente.
Anche perché non ci sarà mai più un altro momento in cui lui avrà 4 o 5 o 6 anni e via dicendo.
Ogni attimo è magico e unico.
Il nostro corpo adulto cambia forma più lentamente ingannandoci che il tempo sembri non scorrere via, invece un bimbo da un mese all’altro è già diverso, cresce.
Amare il proprio figlio credo che significhi anche goderselo, non tanto in quantità di tempo, poiché la società non aiuta a conciliare molto le dolci emozioni familiari con tutto il resto, ma nella qualità indiscussa del tempo da trascorrere insieme.
Io quando sto con lui ci devo essere.
Devo essere totalmente presente, devo viverlo, devo immagazzinare in me la sua linfa vitale che mi dona amore e benessere.
Lo amo attraverso i miei occhi che si perdono nei suoi, attraverso le mie braccia che lo stringono forte a me, attraverso l’emozione che m’invade ogni volta che avvicino l’orecchio al suo petto e sento il suo cuoricino battere.

Nulla ha più valore di ciò che non si può comprare.

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Amare il proprio figlio è straordinario, è un’esperienza che ci arricchisce ogni giorno con stupore.
È la cosa più bella che potessi scegliere di fare nella mia vita.
In lui c’è una parte di me che continuerà nel tempo, oltre tutto io attraverso lui, vivrò.
E nel guardare questa creatura meravigliosa che mi scioglie il cuore ogni volta che mi dice:
“mamma ti amo, mamma sei la mia piccolina, mamma sei bellissima,…”
mi fa effetto pensare che diventerà un uomo.

Mi auguro che continuerà ad amarmi come ora, che potrà perdonare i miei errori che inevitabilmente ho commesso e che commetterò, che gioirà della sua vita portando il suo meraviglioso sorriso sempre sul suo viso, che sarà sereno e in pace con se stesso. Mi auguro che possegga il coraggio per scegliere, per lottare e credere nella sua forza.
Non gli auguro chissà quale ruolo nella società o impiego professionale, non m’interessa che diventi chissà chi, desidero che in qualsiasi cosa che faccia ci metta tutta la sua passione e il suo cuore per conoscere la soddisfazione e il benessere interiore.

Due cose però desidero augurargli con tutta me stessa…la salute e l’opportunità di vivere l’amore. Un amore forte e viscerale, profondo e vero, che possa assaporare il sentimento incantevole e naturale che lega due cuori innamorati, che abbia la possibilità di conoscere un altro essere straordinario come lui, per scoprire la gioia di amare e la meraviglia di essere amato.

Tu come vivi l’amore per tuo figlio?
Lascia un tuo commento, parliamone.

3 AZIONI PER AMARE IL PROPRIO FIGLIO:

• Amare se stessi e il proprio compagno: creare il proprio equilibrio
• Vivere ogni attimo: godere ogni momento possibile insieme con amore e gratitudine
• Accettare che lui sia un altro essere vivente con le sue idee e il suo carattere

3 ERRORI DA EVITARE PER AMARE IL PROPRIO FIGLIO:

• Limitare la sua vita con le nostre ansie e paure
• Ricercare sempre la perfezione in lui e nel nostro ruolo: non possiamo essere perfetti, ma perfettibili
• Annullare la propria vita per lui

Buon proseguimento.

Vivi le emozioni del tuo cuore, ascolta le sue parole d’amore, e che siano urlate, sussurrate, scritte, pensate, bisbigliate, dette o non dette, l’importante che siano

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@kateandnik