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Amare il proprio equilibrio

 

In questo mondo in bilico dove nulla è come sembra, dove il presente diventa passato mentre pianifichiamo il futuro … cosa c’è in equilibrio?

La vita, nella sua straordinaria imperfezione rimane in equilibrio.

Tutto scorre scandendo l’evolversi delle cose e mentre noi affrontiamo le sfide della vita, cerchiamo di essere ottimisti mantenendo salda la nostra tranquillità, spesso, però perdiamo l’equilibrio.

I nostri stati d’animo, le nostre emozioni, la nostra ricerca continua, ci confondono e ci disorientano.

La definizione di equilibrio cita:

“stato di quiete di un corpo o stato fisico di un sistema nel quale non intervengono cambiamenti se non per cause esterne”.

È proprio nel significato stesso della parola che ritroviamo tutta la sua magia e la chiave per aprirci a un mondo meraviglioso … il nostro benessere.

Perché il nostro equilibrio altro non dovrebbe essere che qualcosa di stabile, di sicuro, di tranquillo, che non si lascia cambiare sempre e troppo, che non si lascia influenzare facilmente dalle cause esterne ma rimane forte e persistente.

Certo potremmo a volte destabilizzarci, perderci, disorientarci per evolverci e soprattutto per conoscere nuovi equilibri, nuovi assestamenti.

Mia madre fin da piccola mi diceva sempre: “Siamo appesi a un filo”.

Non compresi subito cosa intendesse … con il tempo ho dato un significato a quelle parole.

Ho capito quanto sia vero anche se forse destabilizzante accettarlo.

Accettare che siamo davvero appesi a un filo, basta poco per cadere, per crollare, per perdersi … ma se ci aggrappiamo bene, se rimaniamo in equilibrio, il nostro filo ci regge benissimo.

Se riuscissimo a comprendere come rimanere aggrappati, cosa ci serve per reggere, noi potremmo non cadere.

Tutto ciò che è in noi, deve diventare più forte delle intemperie della vita.

Tutto ciò che è intorno a noi, deve migliorarci, farci riflettere, farci evolvere, ma non deve smuovere il nostro equilibrio.

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Amare le sorprese

Che cosa sono le sorprese?

Sono degli eventi, delle situazioni inattese che suscitano in noi degli stati d’animo di gioia o paura.

Siamo talmente presi nel correre, gestire, pianificare che spesso qualcosa d’inatteso ha un significato prettamente negativo.

Come se ciò che ostacola la nostra routine piena di abitudini sia necessariamente qualcosa che “non va bene”.

Spesso addirittura l’evento inatteso riserva proprio un cambiamento, una sfida da affrontare.

Come potremmo amare quindi le sorprese?

La vita è un insieme straordinario di sorprese.

Forse nel nostro inseguire senza sosta qualcosa, rimaniamo intrappolati, rimaniamo incagliati nell’attesa.

Ci aspettiamo che il nostro lavoro, ciò che abbiamo dato, ciò che ci spetta arrivi a noi.

A volte abbiamo la presunzione di tenere tutto sotto controllo, di pensare di poter governare ogni cosa, che tutto sia un semplice dare e avere.

Ovviamente scegliamo sempre noi cosa dare e cosa avere in cambio.

E invece no, esistono le sorprese e potrebbero anche sorprenderci, donando un’immensa meraviglia nella nostra vita.

Potremmo stupirci solo quando inizieremo a non aspettarci nulla da niente e da nessuno.

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Amare la perseveranza

La perseveranza può essere rappresentata come un pesce che nuota controcorrente.

Come mai ho scelto proprio questa immagine per raccontare la perseveranza?

Forse perché non tutti conoscono la vita del salmone.

Il salmone è un pesce che nasce in acque dolci, che vive nel mare ma che risale la corrente dei fiumi con una forza enorme per portare le sue uova nel luogo dove è nato.

Nuota controcorrente, con tenacia e perseveranza, per raggiungere la sua meta.

Non si lascia intimorire dal freddo, dalla difficoltà ma mantiene un impegno costante per raggiungere il suo obiettivo.

E noi siamo perseveranti?

Riusciamo ad andare controcorrente?

Tra mille distrazioni, tra infiniti dubbi come potremmo davvero perseverare?

O per lo meno in cosa?

Si è più portati a rinunciare, che a fallire.

Eppure il ripetere continuamente una serie di azioni con determinazione e costanza è più semplice di quel che sembra.

Senza dargli troppa importanza abbiamo perseveranza quando creiamo il nostro malessere, quando coltiviamo le nostre cattive abitudini, quando non rendiamo felice il nostro cuore.

Continuiamo con semplicità a perdere tempo, riempiendo le giornate di doveri e cose da fare, e poi?

E se provassimo a interrompere questo ciclo e iniziassimo a incanalare le nostre energie verso il nostro benessere?

La perseveranza è adottare costantemente atteggiamenti e comportamenti per perseguire i propri scopi.

E se riuscissimo ad amarci talmente tanto da ricercare sempre e comunque la nostra tranquillità con perseveranza, non sarebbe meraviglioso?

Potrebbe sembrare complesso … ma è straordinariamente possibile.

Passettino dopo passettino, scelta dopo scelta, possiamo creare il nostro benessere e soprattutto coltivare la nostra perseveranza nel tutelarlo!

Certamente è facile nei momenti apparentemente sereni, sfoderare tutta la nostra motivazione nel raggiungere o mantenere la propria pace.

La nostra vera forza di volontà emerge nelle difficoltà.

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Amare il rispetto

Cos’è davvero il rispetto?

Spesso usiamo o forse abusiamo di questo termine.

Spesso riusciamo ad attribuirgli un significato del tutto oggettivo, come se esistesse davvero una definizione che possa essere uguale per tutti.

Eppure no.

Il rispetto è un sentimento di stima che si prova nei confronti di qualcuno o qualcosa.

Il rispetto è accettare tutte le forme di vita.

Il rispetto è concedere la libertà.

Il rispetto è non ledere il benessere proprio e altrui.

Il rispetto è proteggere, prendersi cura.

Il rispetto è un valore.

 Il miglior modo per avere rispetto è rispettare.

La sua etimologia ha radici dal latino “respectus”, “respicere”, cioè guardare indietro, osservare intorno, porre attenzione.

Sono infinite le occasioni nella nostra vita in cui diamo rispetto, in cui lo pretendiamo, in cui lo proclamiamo.

Nei nostri diritti e doveri rispettiamo scrupolosamente un’etica, la nostra, della nostra famiglia, della nostra società.

Eppure ciò che automaticamente fa parte di noi, che assorbiamo per ragioni certe dall’esterno, nulla è che qualcosa che creiamo noi stessi.

Siamo noi che diamo significato alla parola “rispetto”, siamo noi che ne delimitiamo i limiti.

Normale che tali confini possano essere condivisi da più persone, che possano divenire valori per tutti.

Ma se ci soffermiamo bene a riflettere, ciò a cui prestiamo attenzione, ciò per cui nutriamo rispetto spesso ci viene insegnato.

Abbracciamo la causa, la condividiamo e diventa il nostro credo.

Per fortuna l’evoluzione della specie umana tanto ha fatto per creare questi confini nei quali regna indiscusso il rispetto, ma tanto c’è da fare.

Ha preso il suo tempo per iniziare a rispettare oggettivamente le donne, gli omosessuali, i bambini, gli anziani, gli animali, la natura, tutti noi, ma non basta e purtroppo non sempre è così.

Il rispettare davvero il benessere altrui, non limitare la libertà, non è così semplice, ma è possibile e per farlo più che eseguire le regole che ci impongono, basterebbe ascoltare il proprio cuore.

È lì, nella parte più profonda di noi che si trovano tutte le risposte, che si comunica davvero, che si accoglie chiunque.

Solo ascoltando il proprio cuore potremmo rispettare il cuore altrui.

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@kateandnik